Le donne di casa mia sono tutte belle.
Hanno la bellezza dura, rocciosa, focosa delle Sarde.
Hanno lineamenti marcati, capelli neri ed occhi di brace.
Sono mogli di marinai, figlie delle onde, fiori dell'isola più azzurra del mondo.
La più bella di tutte era lei, mia nonna Anna.
Rimango ancora stupita quando guardo le foto della sua giovinezza, dove splendida sorrideva ad una vita che non le ha mai regalato tanto.
Non ha mai cercato di liberarsi dalle catene che portava attorcigliate alla caviglia, ma ha imparato a camminare sopportandone il peso, senza nulla togliere all'eleganza del suo incedere.
Di lei ricordo le carezze, i grembiuli avvolgenti che usava in cucina, le borsette abbinate alle scarpe ed i rossetti. Non usciva mai senza rossetto mia nonna. Nemmeno se doveva semplicemente scendere a prendere il pane.
Le donne di casa mia sono tutte belle, e tu nonna eri la più bella di tutte. Mi commuovo quando ritrovo la tua classe innata nei movimenti di mia figlia. E' uno dei miei più grandi rimpianti, sai, che tu non l'abbia mai potuta abbracciare.
La tua prima bisnipote e tu non l'hai mai vista.
Sei morta con la sua foto sotto il cuscino. Lei era piccolissima, un anno appena, anzi lo compiva pochi giorni dopo ed era ricoverata in ospedale con la polmonite, quando te ne sei andata.
Non abbiamo potuto correre da te.
Non abbiamo potuto darti la gioia di annegare in quegli occhi blu che ti sognavi la notte. Così mi dicevi per telefono: " Portami la zitedda".
Non ho fatto in tempo.
Ti voglio bene nonna.
Non so se ci guardi da lassù. Non so se Dio c'è, e quasi mi schermisco a pensarLo, colpevole di farlo solo a volte.
Ma tu sei qui comunque. Nel mio cuore ed in quello dei tuoi figli, e dei loro figli.
Ai nuovi piccoli arrivati racconteremo di te.
Perchè chi semina amore altro non può raccogliere.
Tua nipote
Annamaria
Non bastano a fare poesia una bella scrivania, un foglio di carta, una penna: i versi nascono anche a matita sul retro di biglietti della metropolitana, su margini di fogli di giornale strappati, su vecchie cartoline. È un gomitolo di contrasti la poesia: nasce dalla gioia e dal dolore, dal bene e dal male, dal caldo e dal freddo. Poesia è sangue e sudore, gli occhi di una prostituta, la mano tesa di un barbone. Annamaria Giannini
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giovedì 26 luglio 2012
17 marzo 1991
sabato 25 febbraio 2012
Ai nostri figli
Vivere non è farsi stringere la gola dalla vita.
Il collo dell'uomo non è abbastanza robusto da sopportare il giogo. Ne' la sua psiche, qualunque prova contraria ne dia la Storia. Le sue spalle devono essere cinte da grandi ali, non fatte della materia eterea di quelle delle farfalle ma di piume, forti come quelle dell'aquila. Non ali di ferro, costruite per esaudire un sogno atavico, quelle hanno un pilota e aeroporti dove planare a controllo. L'uomo merita ali sempre pronte a spiccare il volo, ogni volta che il pensiero vuole partire. Allora il mondo diventa terra di ognuno, e nemmeno la patria ha ragione di esistere. Il luogo natio, forse, porteremo nel cuore, ma non la patria. Libertà è la parola magica e spaziare il verbo da seguire.. E sul suo collo vedo nascere grandi branchie per respirare il mare, così che l'orizzonte sia, non punto di sutura a cucire cielo e mare, ma riva di passaggio, e acqua e aria unico sentiero ad accogliere.
Sei nato per essere libero figlio mio, ricordalo sempre. Senza frontiere.
Il collo dell'uomo non è abbastanza robusto da sopportare il giogo. Ne' la sua psiche, qualunque prova contraria ne dia la Storia. Le sue spalle devono essere cinte da grandi ali, non fatte della materia eterea di quelle delle farfalle ma di piume, forti come quelle dell'aquila. Non ali di ferro, costruite per esaudire un sogno atavico, quelle hanno un pilota e aeroporti dove planare a controllo. L'uomo merita ali sempre pronte a spiccare il volo, ogni volta che il pensiero vuole partire. Allora il mondo diventa terra di ognuno, e nemmeno la patria ha ragione di esistere. Il luogo natio, forse, porteremo nel cuore, ma non la patria. Libertà è la parola magica e spaziare il verbo da seguire.. E sul suo collo vedo nascere grandi branchie per respirare il mare, così che l'orizzonte sia, non punto di sutura a cucire cielo e mare, ma riva di passaggio, e acqua e aria unico sentiero ad accogliere.
Sei nato per essere libero figlio mio, ricordalo sempre. Senza frontiere.
giovedì 23 febbraio 2012
Da Annarita al mio papà
Buon vento, marinaio
Ed acque calme
finalmente.
Alte le vele,
fino a toccare il blu.
Ed il sorriso suo di bimba,
che conoscevi solo tu
sarà con te per sempre.
martedì 17 gennaio 2012
Il marinaio
Mi avvolgo nel silenzio di questo luogo asettico per nascondermi alla paura che con le sue gambe lunghe m'insegue da giorni.
La trovo nascosta in ogni anfratto, soprattutto qui, dove niente mi distrae.
La trovo nascosta in ogni anfratto, soprattutto qui, dove niente mi distrae.
Mi hai chiamato Mamma stasera, mentre ti cambiavo il pannolone e sorridevo raccontandoti annedoti buffi che tu non capivi.
Ma sono sicura che il suono della mia voce ti entra dentro, da qualche parte, e qualche cellula sparsa la riconosce e si fa accarezzare.
Un'infermiera è entrata mentre ti mettevo al corrente che le svendite sono cominciate, perciò di non lasciar in giro la carta di credito a portata di nipote.
Mi ha detto che non importava che chiaccherassi tanto, che tanto non potevi comprendere, che il danno mentale è irreversibile e che le mie parole per te sono solo rumore.
Ho voglia di gridare adesso, di correre a perdifiato sulla spiaggia deserta urlando tutto il dolore che ho dentro, perchè esso si confonda col ruggire del mare agitato.
Ho voglia di raccogliere le onde e portarle da te, perchè insieme possiate ricordare i tempi di chiglie abbracciate o maltrattate dalla loro danza.
Ho voglia di passeggiare sulla riva e raccogliere le conchiglie grandi, quelle che ripetono la musica del mare.
Ho voglia di andare al porto ad attenderti, mano nella mano con mamma, ansiosa di ricevere il regalo esotico che sempre mi portavi da ogni porto nel quale buttavi l'ancora.
Mi hai insegnato che il faro è una voce amica, che aiuta i marinai a tornare a casa, che il suono insistente non deve dare fastidio e io ora lo accolgo come la più dolce delle ninna nanne quando lo sento, e sorrido quando non lo sento, perchè vuol dire che non c'è nebbia.
Per questo io non smetterò di parlarti, perchè un faro è vitale, necessario, e io sono sicura che la mia voce, nelle tenebre che ti circondano, ti fa da guida.
Sai cosa? Domani porto anche l'Hi_pod, ci mettiamo una cuffia per uno e col volume basso basso ci ascoltiamo insieme le canzoni che ti piacciono tanto, marinaio.
Ma sono sicura che il suono della mia voce ti entra dentro, da qualche parte, e qualche cellula sparsa la riconosce e si fa accarezzare.
Un'infermiera è entrata mentre ti mettevo al corrente che le svendite sono cominciate, perciò di non lasciar in giro la carta di credito a portata di nipote.
Mi ha detto che non importava che chiaccherassi tanto, che tanto non potevi comprendere, che il danno mentale è irreversibile e che le mie parole per te sono solo rumore.
Ho voglia di gridare adesso, di correre a perdifiato sulla spiaggia deserta urlando tutto il dolore che ho dentro, perchè esso si confonda col ruggire del mare agitato.
Ho voglia di raccogliere le onde e portarle da te, perchè insieme possiate ricordare i tempi di chiglie abbracciate o maltrattate dalla loro danza.
Ho voglia di passeggiare sulla riva e raccogliere le conchiglie grandi, quelle che ripetono la musica del mare.
Ho voglia di andare al porto ad attenderti, mano nella mano con mamma, ansiosa di ricevere il regalo esotico che sempre mi portavi da ogni porto nel quale buttavi l'ancora.
Mi hai insegnato che il faro è una voce amica, che aiuta i marinai a tornare a casa, che il suono insistente non deve dare fastidio e io ora lo accolgo come la più dolce delle ninna nanne quando lo sento, e sorrido quando non lo sento, perchè vuol dire che non c'è nebbia.
Per questo io non smetterò di parlarti, perchè un faro è vitale, necessario, e io sono sicura che la mia voce, nelle tenebre che ti circondano, ti fa da guida.
Sai cosa? Domani porto anche l'Hi_pod, ci mettiamo una cuffia per uno e col volume basso basso ci ascoltiamo insieme le canzoni che ti piacciono tanto, marinaio.
lunedì 12 dicembre 2011
Trine di Brina
foto dal web
Dalla finestra della sua camera guarda il giardino imbevuto di luna.
Trine di brina e ghiaccio adornano i rami spogli. Brillano così tanto che, quasi, non fanno rimpiangere le foglie della primavera.
Non sarà inverno per sempre, non lo è mai e allora vale la pena di godersi lo spettacolo quasi surreale che si stende allo sguardo.
Lo farebbe Maria, se solo le lacrime non le appannassero gli occhi.
Le gote sono prati bagnati, ma la rugiada è salata stanotte e brucia come fuoco nella gola, già riarsa dalle troppe sigarette fumate in fretta, una dietro l'altra, accendendo la prossima col mozzicone dell'ultima.
Domani è Natale, ma forse lei non se lo ricorda nemmeno.
Domani è Natale, ma forse lei non vuole ricordare.
Ci sono memorie lievi e colorate e profumate, petali di rosa che cadono sul cuore lievi come sospiri.
Altri sono spine adunche che si arricciano nell'anima e la trafiggono a tradimento, poi ti penetrano sempre più profondamente e ti cominciano a scorrere dentro, inesorabili, senza lasciarti via di scampo.
Questa è una notte di spine, forse perchè domani è un'altra volta Natale.
Lettera
A volte le parole sono sterili. Bellissime, arzigogolate, studiate, rimate, persino colorate, ma sterili.
Altre no. Altre sono parole semplici, che escono direttamente dallo stomaco. Non vengono scritte, vengono vomitate di getto e sporcano la carta o lo schermo di chi le legge con una furia che ti scompensa e ti lascia interdetto.
Ieri su un altro sito, leggendo una poesia di un'amica, che apertamente si dichiara non_poetessa, ho visto le frasi scomporsi davanti a me e riunirsi in sei sole lettere, che in formato cubitale, hanno cominciato a brillare a intermittenza: D_O_L_O_R_E.
Vorrei dire tante cose a questa persona. In momenti difficili per me, lei ha sempre trovato il modo per farmi sorridere, ma non mi viene niente, e mentre con furia batto sui tasti, incazzata per la mia incapacità di consolarla, non so ancora quale sarà la prossima parola che scriverò.
Non è semplice la tua vita in questo momento amica mia. No, non lo è.
E a tutto si aggiunge la sensazione di perdita, di temporaneità, di impotenza che ci travolge quando perdiamo qualcuno.
Troppo, troppo tutto insieme anche per una roccia come te.
Perchè noi siamo rocce fragili, con un cuore di panna, che appena trova un pertugio per uscire dalla scorza tutto invade e noi la guardiamo sgorgare e non sappiamo altro che pensare: cazzo, cazzo, cazzo!
Cicatrici amica mia, le ferite diventano cicatrici prima o poi. Tu lo sai meglio di me, come sai che capiterà che le cicatrici periodicamente si aprono e ricominciano a fare male. Non si guarisce mai.
E alla faccia dello scopo di questo blog, che voleva essere consolatorio. Sono pessima, vero?
Io non ti conosco di persona, ma so che prima o poi questo incontro avverrà, e davanti a una bottiglia di vino ci riconosceremo, e rideremo, forse piangeremo.
Non so se siamo anime simili. Credo di si, perchè tante volte nella tua rabbia ho riconosciuto la mia. Ed altre mi sono cullata nella tua dolcezza. Non so se siamo anime simili, so che ci sono anime che la vita ha messo, mette e metterà a dura prova. So che siamo anime che ne escono sempre a testa alta e pugno chiuso, anche se forse ora ti sembra impossibile.
So che la mia anima in questo momento vuole dire tre parole alla tua: ti voglio bene.
Anche la mia testa te ne vuole dire tre: ti stimo immensamente.
Ti abbraccio forte.
Annamaria
venerdì 9 dicembre 2011
Ciao Mà
Ciao Mà.
Mi sembra di vederti, stupefatta, mentre siedi nella cameretta di tua nipote davanti al computer. " Nonna, c'è posta per te!" ti ha gridato, e tu ti sei voltata un attimo verso il citofono muto, un pò preoccupata.
Poi hai capito e sei uscita dalla cucina, asciugandoti le mani in uno straccio. Sempre bagnate le tue mani, sempre indaffarate, anche quando l'artrosi le piega in forme strane.
Ultimamente stai meglio, o forse hai smesso di farci caso. Non c'è tempo ora di pensare a queste quisquilie, non ora che il compagno di una vita si è trasformato in figlio e tu, senza più spalla a cui appoggiarti, ti sei trasformata in roccia.
Ciao Mà.
Mi sembra di guardarti il viso stanco ogni sera, quando, immancabilmente, mi chiami e mi sgridi, perchè il mio telefono è sempre spento.
Mi sembra di vederti ogni giorno sulla tua macchinina, che fai avanti e indietro dall'ospedale a casa, da casa all'ospedale, sempre di corsa, e quando dai gli ultimi tiri alla sigaretta, prima di entrare a strizzarti il cuore davanti a un uomo che non è più lui, ma sempre lui rimane per te.
Quanto amore Mà. Quanto amore hai seminato intorno a te.
Che raccogli ora? Come si fa a raccogliere dolore dopo aver seminato amore? Ti chiedi mai se è giusto?
Forse no e mi sembra di ascoltare la risposta che mi daresti: " E chi ha il tempo di ragionarci, tesoro mio."
Ciao Mà, bellissima, bellissima mamma mia, rocciosa come la Sardegna, la terra tua, dolce come il vento che arriva dal mare al crepuscolo, quando l'ombra vince sul sole e lui, per non chinare il capo in silenzio, dipinge tutto di rosso amaranto.
Ti amo sai? Di un amore d'acciaio, che a te mi lega come una catena senza lucchetto.
Vorrei essere solo un poco come te, allora sarei fiera di me.
Ciao mà, buonanotte piccola immensa signora.
Tua figlia
Annamaria.
giovedì 8 dicembre 2011
Un gatto
E' arrivato a casa in un momento abbastanza complicato per la mia famiglia
Bianco, piccolo,impaurito.Tre, o quattro settimane al massimo. Nato e cresciuto in una soffitta buia, si è spaventato da morire alla luce del giorno, si è spaventato da morire delle carezze che una bimba di cinque anni non vedeva l'ora di elargirgli a mazzi, come fossero rose.
Spaurito, il secondo giorno della sua permanenza ha pensato bene di rifugiarsi nella cappa del barbecue del terrazzo e lì è rimasto per qualche giorno. A nulla sono servite le lusinghe, il cibo lasciato all'imbocco di quel tunnel...Lui rimaneva lì, piangente e tremante.
Mio padre chiamò i vigili del fuoco e diede loro il permesso di prendere a picconate il camino, nuovo di zecca, per permetter loro di recuperare quel nuovo arrivato. Due milioni buttati nel gabinetto, ma che importava? Il batuffolo bianco era di nuovo nelle braccia di Jasmine e, questa volta, un pò più remissivo. Erano più dolci le braccia della bimba, che il buio del camino.
Così lentamente è entrato a far parte del piccolo eco_sistema che era casa mia. Due cani lupo, tartarughe, pappagalli e nonna Lella, colei che tutti ci ha nutrito con amore. Era l'anno del ReLeone, così Simba fu la scelta ovvia di mia figlia.
Simba era un gattone schivo, affettuoso quando pareva a lui, ma sempre presente sul letto di mio padre, soprattutto ultimamente,nei meandri bui della malattia che lo sta consumando.
Un altro gatto è arrivato dopo, Romeo.( naturalmente dagli Aristogatti)
Un altro gatto è arrivato dopo, Romeo.( naturalmente dagli Aristogatti)
Ora Romeo è triste, Jasmine è triste, Mamma mia è triste. Un amico se n'è andato. Si è addormentato vicino al letto di mio padre e non si è più svegliato. Forse stanco di vedere l'amico di una vita soffrire così tanto. Rido, pensando allo sguardo che Simba elargiva a tutti noi. Superiore e un pò sdegnato.Era bellissimo Simba, bianco e regale.
Gli abbiamo voluto bene, e lui ha voluto bene a noi tutti.
Ciao piccolo, belli i 15 anni passati insieme.
Ciao Simba, posso chiederti una cosa? Portati via il nostro marinaio, portalo al mare, tranquillamente, come te ne sei andato tu. Io non ce la faccio più a vederlo soffrire, e nemmeno tu ce la facevi. Solo un gatto. Ma un gatto che faceva parte della famiglia. Della mia famiglia. Ciao Simba, buon viaggio piccolo. Spero che tu te nesia andato, silente, a tracciare la strada del tuo amico di una vita. Tanto per controllare che tutto vada bene, tanto per non lasciarlo solo nell'ultimo viaggio. Eri così perspicace che comincio a credere che sia davvero così.
Ciao Simba, posso chiederti una cosa? Portati via il nostro marinaio, portalo al mare, tranquillamente, come te ne sei andato tu. Io non ce la faccio più a vederlo soffrire, e nemmeno tu ce la facevi. Solo un gatto. Ma un gatto che faceva parte della famiglia. Della mia famiglia. Ciao Simba, buon viaggio piccolo. Spero che tu te nesia andato, silente, a tracciare la strada del tuo amico di una vita. Tanto per controllare che tutto vada bene, tanto per non lasciarlo solo nell'ultimo viaggio. Eri così perspicace che comincio a credere che sia davvero così.
Un bacio sui baffi.
La prossima volta che tornerò a casa sarà strano non trovarti.
Un papà
Qualcuno oggi mi ha scritto che i marinai non muoiono, diventano gabbiani
Tutti abbiamo un papà.
Ne portiamo in viso i tratti e sulla pelle i segni, che siano essi carezze date o non date.
Non tutti i papà sono amorevoli, non tutti presenti, nessuno perfetto.
Ho conosciuto uomini segnati per sempre dalla durezza dei propri e donne che in ogni uomo incontrato han cercato un sostituto, impossibile da trovare.
Ma ho visto anche figli studiare su libri bagnati dal sudore dei padri, e occhi orgogliosi seguire passo dopo passo un cucciolo crescere.
Il mio? Il mio sa di mare.
Se dovessi descrivere mio padre lo accosterei alla figura del Faro. Sempre acceso a segnare la via del ritorno,soprattutto quando la nebbia era fitta.
Mi ha sempre lasciata libera di percorrere gli oceani, anche i più tumultuosi e quando ho sbagliato la prima domanda che faceva era rivolta a se stesso.
" Forse il mio suono non è stato abbastanza forte" diceva. Alzava il volume, curava le ferite, ricuciva le reti ed era col sorriso che guardava il vento gonfiar ancora le mie vele.
Non è stato impeccabile, e nemmeno infallibile.
Ma è stato un buon padre.
Per me e per mia figlia.
Di questo sarò lui sempre grata. La sua luce è ancora forte e il suo amore onnipresente. Fuori e dentro di me.
Ti amo papà.
Dicono che ognuno ha quello che si merita, ma questa è una frase stupida perchè avere un babbo è un diritto di tutti e la sua mancanza lascia impresse cicatrici indelebili.
Io non so se mi sono meritata tutte le cose che mi ha donato, tutto il tempo che mi ha regalato, tutte le parole spese e le notti di veglia che mi ha dedicato.
Certo è che me le tengo strette e da quegli otri d'affetto attingo acqua quando ho sete.
Ti amo.
Annamaria
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